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Notiziario n° 20
“Essere
neutrali in situazioni di ingiustizia significa scegliere
la parte dell’oppressore” Arcivescovo Desmond Tutu
Roma, gennaio 2010
Cari
amici,
nell’immenso
bailamme di eventi che hanno affollato l’anno 2010 e nel grande
numero di crisi intorno a noi, sia locali che globali, le notizie
che maggiormente ci hanno visto coinvolti potrebbero non essere
mai giunte fino a voi. Queste notizie, che vogliamo qui ricordare,
talvolta positive, altre volte negative, hanno tutte fatto parte
di un tumultuoso processo di cambiamento oggi esteso al pianeta
intero. Si tratta di un cambiamento che, se sapremo impegnarci a
fondo, ci porterà a una società migliore, basata sulla
giustizia, sull’etica e sulla trasparenza della comunicazione.
1) Sul fronte della sperimentazione animale
Sul fronte della sperimentazione animale il 2010 ha messo in evidenza
l’enorme divario oggi esistente tra i nuovi traguardi raggiunti
dalla scienza e la volontà politica di metterli a profitto
per il bene comune. L’8 settembre è stato il triste
giorno in cui il Parlamento Europeo, votando la nuova legge sulla
sperimentazione animale (revisione della direttiva 86/609), ha tradito
il mandato ricevuto dai cittadini europei, ovvero quello della tutela
dei nostri diritti, della nostra salute e dell’ambiente. Con
il presunto fine di “snellire la burocrazia”, esso ha
votato un testo di legge del tutto anacronistico e inaccettabile;
un testo di legge sul quale, a Strasburgo, ben 40 deputati (di ogni
colore politico) hanno espresso il loro profondo dissenso allontanandosi
dall’aula.
La nuova direttiva, che ha preso il numero 2010/63, ha infatti:
* rilanciato il principio della validità scientifica della
sperimentazione animale;
* cancellato - eliminando l’obbligo dell’uso dei metodi
sostitutivi, ove già approvati - le poche aperture al rinnovamento
presenti nella legge precedente;
* non previsto alcuna accelerazione nella lentissima procedura di
approvazione dei nuovi metodi di ricerca;
* ribaltato, sotto ogni profilo, le promesse fatte dal Parlamento
di ridurre la sofferenza degli animali;
* mostrato una totale assenza di rispetto per il comune sentire
dei cittadini europei nei confronti degli animali.
Lo sdegno e la protesta sono esplosi in tutta Europa e una rete
trasversale di solidarietà, costituita da singoli individui,
associazioni, scienziati, legislatori e amministratori, è
nata all’istante su Internet. Il 25 settembre una manifestazione
spontanea, decisa su due piedi, ha invaso un gran numero di capitali
e di altre città dell’Unione; tra tutte, quella di
Roma è stata la più affollata: circa 15.000 partecipanti
hanno marciato nel cuore di Roma, da Piazza Esedra a Piazza del
Popolo, per esprimere il loro rifiuto della nuova legge e per motivarlo
sia sul piano etico che su quello scientifico e giuridico. Numerosissime
le interviste che ci sono state fatte durante e dopo la manifestazione.
Tra i tanti progetti subito messi in piedi per contrastare il voto:
petizioni al Parlamento Europeo, interrogazioni parlamentari, articoli
di protesta. Alcuni Parlamentari europei ci hanno prontamente contattato
per mettersi a nostra disposizione, per portare avanti insieme a
noi un progetto che riesca a modificare l’attuale situazione.
L’opportunità maggiormente auspicata e attesa si è
concretizzata proprio di recente, con l'approvazionei del Regolamento
applicativo dell’Art.11 del Trattato di Lisbona (vedi
comunicato Equivita 17.12.10). Tale articolo prevede la possibilità
di presentare con la raccolta di un milione di firme una proposta
di legge europea d’Iniziativa Popolare. Il nostro intento
è dunque utilizzare questo nuovissimo strumento di democrazia
e avviare in tutta Europa una raccolta di firme, per giungere a
una nuova legge che ponga finalmente termine alla sperimentazione
animale.
Al momento EQUIVITA ha raccolto e inoltrato i documenti richiesti
dai parlamentari europei interessati (in particolare i testi scientifici,
che costituiranno le fondamenta del nuovo testo di legge da proporre).
La nostra azione sul fronte vivisezione ha avuto altri momenti importanti
nel 2010. Ne elenchiamo solo due:
La contestazione dello studio sui neuroni–specchio condotto
su macachi dall’Università di Pavia e da quella belga
di Lovanio. L’indagine è stata effettuata con l’introduzione
di elettrodi nel cervello delle scimmie. E’ inaudito che si
voglia giungere a una maggiore conoscenza del cervello umano attraverso
studi invasivi sulle scimmie, proprio quando le nuove tecniche di
neuro-imaging, non invasive sull’uomo, offrono una
visione assai più estesa e affidabile del nostro cervello.
A maggior ragione se si vogliono rispettare le norme di legge e
se si ricorda che quelle europee, ancora in vigore, stabiliscono
all’articolo 7.2: “Si eviterà di eseguire un
esperimento su animali qualora per ottenere il risultato ricercato
sia ragionevolmente e praticamente applicabile un altro metodo,
scientificamente valido, che non implichi l’uso di animali”.
L’appello diffuso insieme ad Antidote Europe, LEAL e altre
associazioni (anche su Facebook) affinché la UE rispetti
l’impegno preso riguardante la sperimentazione per i prodotti
di cosmesi. L’appello chiede che non venga ulteriormente fatta
slittare la data dell’11.3.2013, stabilita come data di entrata
in vigore del divieto di effettuare in UE test su animali per la
cosmesi, come pure per importare prodotti di cosmesi testati su
animali.
2) Sul fronte delle biotecnologie e degli Ogm
Un caso importante, sollevato da EQUIVITA, ha acceso forti polemiche
in Italia sin dal’inizio dell’anno 2010. Il 17 gennaio
un articolo de “la Stampa” annunciava che, in base ad
un accordo già raggiunto in Italia tra Stato e Regioni, si
sarebbero presentate il 28 dello stesso mese, in una conferenza
Stato-Regioni, le nuove linee guida per la coesistenza degli
Ogm (con altre colture). Va ricordato che la non pubblicazione
di tali linee guida aveva fino a quel momento impedito la diffusione
degli Ogm, in Italia come in altri Stati Europei. Questa situazione
non aveva recato alcun problema all’Italia, data l’opposizione
agli Ogm non solo della grande maggioranza dei cittadini, ma anche
di 16 Regioni su 20, del Ministro dell’Agricoltura Zaia, della
Coldiretti, della Coop, di quasi tutte le maggiori marche alimentari
italiane, del sindaco di Roma, di numerosi gruppi parlamentari,
delle associazioni ambientaliste … e perfino del Vaticano
(leggasi l’Osservatore Romano dell’1/05/09)!
“II governo in sordina sdogana gli Ogm” fu il titolo
del comunicato diffuso tempestivamente da Equivita, mentre le altre
associazioni, da noi interpellate, non si univano all'allarme, non
sembravano avere capito (ma lo capirono dopo) che quella iniziativa
della conferenza Stato-Regioni spalancva di fatto le porte del paese
alle colture transgeniche, decretando la fine del biologico e della
nostra agricoltura di qualità.
Sollevando l'attenzione di tutta la nazione, il comunicato diffuso
da Equivita invocava oltre alla tutela dell'agricoltura e dell'ambiente,
il rispetto della Convenzione di Aarhus. Questa stabilisce che nei
paesi aderenti (tra questi l’Italia) le parti interessate
devono essere interpellate nei processi decisionali riguardanti
l’ambiente. Con l’aiuto dell’assessore all’agricoltura
della Regione Emilia-Romagna, Tiberio Rabboni, riuscimmo a far ritirare
il provvedimento “in vista di una consultazione più
vasta sugli Ogm”.
La vicenda ebbe ancora un lungo seguito, poiché l’azienda
agricola Futuragra del Friuli-Venezia Giulia, responsabile della
richiesta di “stesura delle line guida” per la semina
del mais MON 810, ottenne dal TAR, con stupore generale, una sentenza
favorevole che stravolgeva il percorso istituzionale delle autorizzazioni
agli Ogm, normato dal decreto 212 del 2000. Non
fu difficile più tardi per il Ministro Zaia (al quale va
reso grande merito per avere assunto con determinazione una posizione
del tutto contro corrente all’interno del governo), negare
l’autorizzazione al MON 810, applicando il suddetto decreto
212. Ebbe in ciò il sostegno anche degli altri ministri coinvolti
(Ambiente e Salute) e quello delle Regioni Basilicata, Emilia Romagna,
Friuli-Venezia Giulia, Toscana e Veneto.
Fu una grande vittoria e una grande soddisfazione per tutti noi,
in particolare per il Comitato Scientifico EQUIVITA.
Moltissime le altre occasioni in cui siamo intervenuti, nel 2010,
riguardo agli Ogm. Numerosi sono stati i nostri appelli, la maggioranza
dei quali hanno messo in evidenza come la politica della Commissione
Europea si sia distanziata via via sempre più dalla volontà
espressa dai cittadini (contrari agli Ogm) e da quello che dovrebbe
essere il suo obbligo istituzionale: tutelare i nostri diritti e
con essi i nostri beni più preziosi: la salute e l’ambiente.
Ecco una selezione dei Comunicati Equivita che possono essere consultati
per approfondire i temi di maggiore conflitto:
26.02.10: Sostegno agli scienziati che insorgono contro la Commissione
Europea
03.03.10: No alla patata gm Amflora che disattende la direttiva
UE 2001/18
18.03:10: Petizione per la messa al bando delle colture Ogm
13.04.10: “Stop the Crop”, campagna per una moratoria
sugli Ogm
10.06.10: Fallimento degli Ogm: dilaga il fenomeno della resistenza
agli erbicidi in USA
14.07.10: Una mela avvelenata la presunta “libera scelta”
degli Stati membri
26.07.10: Campo sperimentale di mais Ogm sabotato in Catalogna
30.07.10: La contaminazione, metodo efficace per imporre gli Ogm
Il Consiglio dei Ministri europei aveva richiesto alla Commissione,
con un documento storico del 4.12.08, che nell’iter di approvazione
degli Ogm:
* si rivedessero le procedure dell’EFSA in modo da renderle
molto più severe riguardo ad impatto ambientale e tossicità
per l’uomo (soprattutto per gli erbicidi abbinati a certi
Ogm e per quegli Ogm, che, trasformati in pesticidi, devono essere
regolamentati come pesticidi essi stessi);
* fossero attivamente coinvolti nella valutazione dei rischi degli
Ogm anche Ong e scienziati indipendenti;
* si avviasse una seria valutazione dell’impatto socio-economico
delle colture Ogm;
* fosse comunque sempre rispettato il principio di precauzione.
Ma la Commissione Europea non si è limitata a trascurare
queste indicazioni: essa è andata molto oltre nella direzione
opposta. E’ proprio nel 2010 che ha messo a punto una strategia
(vedi comunicato Equivita 28.6.10) che in tutti i modi sta cercando
di imporre agli Stati membri. Essa propone il baratto di un’autorizzazione
molto snella e accelerata a livello europeo (16 Ogm essendo già
in lista d’attesa) con la (presunta) facoltà degli
Stati membri di emanare divieti sul loro territorio nazionale. Molte
sono le ragioni per opporre un netto rifiuto a una simile proposta,
che favorisce le aziende biotech, ma non certo i cittadini. Eccone
due:
1) Le motivazioni ufficialmente accettate per consentire ad uno
Stato membro della UE di vietare l’introduzione di un Ogm
non possono riguardare i settori più rilevanti: rischi ambientali,
sanitari, socio-economici. Verrebbero consentite solo le motivazioni
essenzialmente etiche, prive di basi giuridiche adeguate e praticamente
inutilizzabili a questo fine. Ciò espone gli Stati che desiderano
vietare o strettamente regolamentare gli Ogm a rovinose sanzioni
penali del WTO, da parte di quelle nazioni che hanno basato su di
essi la loro politica agricola, ad esempio gli Stati Uniti (in questo
paese il desiderio di promuovere gli Ogm è tale che l’addetta
statunitensein Italia all’agricoltura ha recentemente redatto
una relazione intitolata “Come influenzare l’opinione
pubblica sulle biotecnologie agricole”).
2) Le colture Ogm richiederebbero, sia per i problemi che derivano
dalla loro coesistenza con altre colture, sia per l’impossibilità
dei controlli alle frontiere (ormai aperte), un’armonizzazione
e non certo una differenziazione tra le normative dei vari Stati
membri.
Del resto, le informazioni recentemente fornite da “WikiLeaks”
(vedi “L’Espresso”) con le registrazioni delle
conversazioni intercorse tra ambasciatori e capi di stato, la dicono
lunga sulle strategie internazionali e le segrete guerre economiche
che sono dietro all’acronimo “Ogm”. Sono queste
le strategie che abbiamo sempre denunciato. (vedi “Ogm: le
verità sconosciute di una strategia di conquista”,
Editori Riuniti)
Per concludere questo capitolo si può dire che la guerra
contro gli Ogm sta volgendo a nostro favore. Lo testimoniano:
- i numerosi insuccessi di queste colture, quali in modo particolare:
diffusione di infestanti resistenti al glifosate; rendimenti inferiori
alle colture tradizionali; uso quadruplicato di pesticidi;
- il fatto che in Europa le coltivazioni Ogm stiano rapidamente
diminuendo e crescendo velocemente quelle biologiche;
- il nuovo protocollo di Nagoya Lampur, aggiunto a febbraio a quello
di Cartagena sulla Biosicurezza, per proteggere la biodiversità
dai rischi degli Ogm (tutti gli operatori saranno resi civilmente
responsabili di eventuali danni).
3) Sul fronte del NO ai brevetti sul vivente
L’azione più importante e basilare per frenare, oltre
gli Ogm, le molte nuove forme di privatizzazione che erodono la
nostra sovranità alimentare, è stata quella sui brevetti
presso l’EPO, Ufficio Europeo dei Brevetti.
A febbraio del 2010 Equivita ha ripreso, insieme ai suoi
storici alleati della coalizione “No Patents on Seeds”,
la campagna contro la “Monsantizzazione” del cibo. Ciò
con l'intento di fermare i brevetti rilasciati dall’Ufficio
Europeo dei Brevetti (EPO) su piante e animali ottenuti anche mediante
riproduzione convenzionale (non più soltanto suOgm),
oltre che su sequenze di DNA utilizzate con tecniche di riproduzione
convenzionale (come la MAS, Selezione Assistita da Marcatori). L’importanza
di questa campagna è facile da intuire: i nuovi brevetti
estendono in modo tanto smisurato quanto ingiusto la possibilità
che hanno alcune industrie - dal numero sempre più esiguo
- di esercitare il loro monopolio sul mercato del cibo e di tutto
quanto attiene alla materia vivente del pianeta.
Alcuni nostri comunicati:
05.02.10: “No alla Monsantizzazione del cibo”
27.04.10: “No alla brevettazione della filiera alimentare”
18.05.10: “Olanda: principale stabilimento della Monsanto
fatto chiudere dagli attivisti”
Il 30.05.10: “la Repubblica” ha pubblicato, su segnalazione
di Equivita e a firma Maurizio Ricci, un lungo articolo intitolato
“I padroni del cibo” , in cui viene denunciata la questa
nuova frontiera della brevettazione.
Inoltre, il 19 e il 20 luglio Equivita, Equivita ha partecipato
a una conferenza pubblica a Monaco di Baviera, ove ha sede l’EPO,
e a una manifestazione di piazza davanti al lussuoso grattacielo
che ospita tale organismo. In quell’occasione, essendomi stato
chiesto di illustrare la posizione dell’Italia, ho potuto
ricordare come nel 1999, su iniziativa di EQUIVITA (allora Comitato
Scientifico Antivivisezionista), Italia, Olanda e Norvegia (membro
European Economic Agreement) abbiano presentato ricorso contro la
direttiva 98/44, detta “dei brevetti sul vivente”. Il
ricorso fu respinto dalla Corte Europea due anni dopo. Oggi, alla
luce dei dimostrati danni dei brevetti, l’esito sarebbe certamente
diverso.
L’anno 2010 si è chiuso, in materia di brevetti, con
un pronunciamento, a lungo atteso ma ancora incompleto, dell’Alta
Corte d’Appello dell’EPO. Questa corte interna è
l’unica a vigilare sull’operato dell’EPO, che
non dipende dalla Corte del Lussemburgo, non essendo organismo della
UE … La sentenza riguardava due “casi giuridici”
di rilievo, che avrebbero “fatto legge”: il brevetto
sul broccolo EP 1069819 e il brevetto sul pomodoro
EP 1211926.
La sentenza ha stabilito che la procedura utilizzata per la riproduzione
di queste piante non è brevettabile, ma non si è pronunciata
sul brevetto delle piante stesse. Ciò fa temere che nella
prossima sentenza, annunciata entro breve, la Corte possa autorizzare
la brevettabilità delle piante, anche non geneticamente modificate.
Una campagna molto vasta contro i brevetti sul vivente è
dunque in programma per il 2011 da parte della coalizione “No
Patents on Seeds”. Essa avrà ovviamente un forte sostegno
da Equivita.
Una notizia molto buona, per quanto riguarda i brevetti,
ci consente infine di chiudere il 2010 con uno sguardo di speranza
al futuro. Si tratta della sentenza del giudice Robert Sweet della
Corte Federale USA che ha invalidato 7 brevetti legati
ai geni umani Brca1 e Brca2 (le cui mutazioni sono associate al
cancro al seno e alle ovaie) sulla base del fatto che “i geni,
essendo prodotti naturali, non possono essere brevettati”
e che “i brevetti sui geni bloccano la ricerca e l’innovazione
e limitano le possibilità di cura” … esattamente
le parole che, sin dai primi anni ’90, abbiamo usato per contestare
la direttiva 98/44.
Questa sentenza segna - noi speriamo - un passo indietro
nel processo di privatizzazione del vivente, anche in quanto giunge
proprio dagli Stati Uniti. Essa è anche la testimonianza
di una sensibilità tutta nuova dell’opinione pubblica
(dovuta al lavoro di tanti di noi) che speriamo dia luogo a una
reale e indispensabile svolta nella politica e nelle leggi brevettuali
del mondo intero, in particolare nella tutela dei “beni comuni”.
4) Il CETRI, Circolo Europeo per la Terza Rivoluzione Industriale.
Pur non essendo oggetto in senso stretto dei nostri temi istituzionali,
la grande crisi energetica che sta investendo il
pianeta non può, a nostro avviso, essere trascurata in un
notiziario del 2010.
Il nostro sostegno va a un totale rinnovamento della politica energetica
globale, che dovrà essere basata su di un sistema decentrato,
tale da allontanare gli spettri delle guerre oggi incombenti (legate
sia al petrolio che al nucleare). La nuova produzione di energia
si alimenterà con energia rinnovabile, basata su una rete
diffusa, fatta di tante piccole maglie che uniranno tra loro gli
edifici, tutti al tempo stesso consumatori e produttori di energia.
Questo sistema innovativo di democrazia energetica ci aiuterà
a sviluppare una nuova coscienza sociale e ambientale, una nuova
cultura “del bene comune” che dovrà sostituirsi
alla cultura della competizione e della sopraffazione … quella
che ha dato origine ai brevetti sulla materia vivente.
Potremo diffondere nel mondo questa nuova cultura se sapremo sostenere
quella che Jeremy Rifkin ha battezzato la “Terza rivoluzione
industriale”.
E’ infatti con la nascita di una nuova era industriale (che
Rifkin sta già oggi promuovendo in Europa e in altre parti
del mondo) che la crisi potrà divenire una grande opportunità
per tutti noi: l’opportunità di costruire una “civiltà
dell’empatia” (titolo del suo nuovo saggio)
e di percorrere una prima importante tappa verso quella società
basata sulla giustizia, sull’etica e sulla trasparenza della
comunicazione, di cui si è parlato all’inizio di questo
notiziario.
Cari amici,
vi abbiamo testimoniato in sintesi un importante lavoro svolto anche
quest’anno.
Ma dobbiamo aggiungere che la situazione economica minaccia
e limita, oggi più che mai, il nostro operato.
VI RICORDIAMO DUNQUE CHE LA POSSIBILITÀ CHE AVREMO
DI AGIRE TEMPESTIVAMENTE, IN UN MOMENTO TANTO SIGNIFICATIVO E GRAVE,
DIPENDE DAL VOSTRO AIUTO ECONOMICO.
I contributi ad EQUIVITA si possono versare:
- alla posta: con un versamento su: c/c postale n° 88922000
intestato a: “Fondo Imperatrice Nuda, Comitato Scientifico
Antivivisezionista”, Via P. A. Micheli, 62 - 00197 Roma (il
c/c postale 37002003 è stato soppresso)
- in banca: con un bonifico sul conto BancoPosta n° 88922000
intestato a: “Fondo Imperatrice Nuda, Comitato Scientifico
Antivivisezionista” (ABI:7601,CAB:3200 (IBAN:IT55 N076 0103
2000 0008 8922 000)
- con assegno non trasferibile inviato per posta a: "Fondo
Imperatrice Nuda - Comitato Scientifico EQUIVITA" via P.A.
Micheli, 62 - 00197 Roma (meglio se accompagnato da telefonata allo
06.3220720, ore 9.00 -13:30)
Vi ringraziamo di cuore e vi inviamo i più affettuosi
auguri per un felice 2011
(Fabrizia Pratesi de Ferrariis) Per informazioni: <www.equivita.it>
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